FOUCHE’

Fouche

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l’ombra di Napoleone

I successi politici di Joseph Fouché si intrecciano con quelli di Bonaparte. Abile e intuitivo gli spiana la strada eliminando ogni opposizione. Più volte allontanato e richiamato alla cari­ca di Ministro di polizia, è maestro del doppio gioco. Temu­to e amato da Napoleone, decade con lui e muore in esilio.

Il 26 dicembre 1820 muore a Trieste Joseph Fouché, conte dell’Impero, duca d’Otranto, ex ministro di polizia del Bonaparte, precedendo di pochi mesi Napoleone che vive nella lontana Sant’Elena, confinato tra ricordi ed amarezze. Napoleone lo stimava per le sue capacità e lo temeva per la sua abilità. Fouché fu la sua ombra per diverso tempo. Le loro fasi, ascendente e discendente, si mossero su binari paralleli, ed è sintomatico notare come la frattura che nel 1810 portò Bonaparte a privarsi del suo ministro, coincise con l’inizio del suo declino. Nella vita di Fouché non ci sono attimi di esitazione, né interrogativi di coscienza: è un uomo dal sangue freddo eccezionale; per cui il fine giustifica i mezzi; il suo intuito, pressoché istintivo, gli permette di valutare gli elementi essenziali di qualsiasi situazione e di agire di conseguenza, con tempestività o meno, seguendo certi suoi calcoli che il corso degli eventi ha confermato assiomatici. «I tempi cambiano e tutto con essi », afferma a Gorizia, nel 1819, quando in un salotto di ricchi oziosi gli viene chiesta la ragione di quel suo lesto mutar di pelle. Nel curriculurn-vitae di Joseph Fouché risulta infatti che è stato Rimageappresentante del popolo alla Convenzione Nazionale, Commissario della Repubblica nei Dipartimenti durante il Terrore, Ambasciatore francese a Milano e all’Aja, Ministro di Polizia della Repubblica, dell’Impero, della Monarchia, Governatore Generale di Roma, dell’Illiria, Conte dell’Impero e Duca d’Otranto,  E’ abile nel compromettere gli altri e quasi mai se stesso, ma deve ugualmente prendere, all’inizio della sua ascesa, una posizione che lo possa configurare agli occhi degli altri e alla quale resterà, a suo modo, fedele sino alla fine: sceglie la rivoluzione, con tutto quanto è da essa inscindibile e firma iI decreto che manda a morte il cittadino Capeto (Luigi XVI). L’ideologia del potere, quindi, ma nell’ombra. Al riparo di un simbolo, che mutava forma ed essenza a seconda delle contingenze esterne (ora è la Repubblica, poi l’Impero, poi la Monarchia), Fouché si mostra aperto a qualsiasi compromesso, riservando tuttavia alla sua buona morale l’incontestabile fatto di essere un giacobino estremista, anti-monarchico, ciò che gli fa perdere il posto una prima volta nel 1802 quando Napoleone ambisce alla corona imperiale e vede nel suo ministro il più pericoloso ostacolo. Due anni più tardi, però, viene richiamato a ricoprire la sua carica, rivede la sua posizione e riesce a sensibilizzare il Se nato facendo proclamare Napoleone imperatore dei francesi. Suo coevo è un altro illustre uomo di stato, il ministro Talleyrand, delegato aggli esteri sia con la Monarchia sia con il Direttorio, l’lmpero e poi nuovamente con la Monarchia. L’epoca dei «girella», quindi, ma fra i due uomini politici esiste una differenza sostanziale. Il ministro di polizia è uomo integerrimo che non trae il benché minimo e illecito profitto dalla sua posizione senza per questo ricusare i doni che il Primo Console prima e l’Imperatore poi gli offre: accetta, quindi, ma nulla prende né toglie. Del resto ad un individuo come Fouché il denaro non interessa più di tanto, è un mezzo, un piacevole mezzo per tessere fit­te trame e per dare una piega agli e­ venti che sia a lui favorevole. La sua amicizia con Giuseppina Beauharnais, prima moglie di Napoleone, sostenuta da Fouché anche nell’ora della disgra­zia quando pareva che l’illustre marito volesse divorziare da lei al ritorno dal­ l’Egitto, gli costò molto denaro ma portò ottimi frutti, trovando in essa, nella moglie cioè del numero uno del­ la Francia, la sua migliore confidente. Le molteplici facce di questo perso­naggio trovano una antitesi in quella del Fouché casalingo. Marito fedele e padre affettuoso, rinuncia con piacere ai pranzi ufficiali per restare accanto ai figli e alla moglie che lo segue e lo seguirà docilmente dall’altare alla polvere e alla rivincita ed è evidente che questo Fregoli dell’arte politica si trova infine a suo agio solo fra le pareti di casa dove può abbandonare, senza timore, qualsiasi travestimento. Nessuno ha mai potuto inserire in una sua amicizia femminile un legame sentimentale. Le donne sono per lui come il denaro, strumenti cioè per raggiungere il potere, tra questi «mezzi» si ricordano Carlotta Robespierre, sorella di Massimiliano, Giuseppina e altre dame della corte imperiale. E il potere, nelle mani di Fouché, viene amministrato. con imparzialità e fermezza, diventa a sua volta un « mezzo» per reprimere tutti i tentativi di rivolta condotti sia dai borboni che dai giacobini.

Fouché vota per la ghigliottina

E’ la perfetta incarnazione dell’uomo politico che sa sempre tenersi sulla cresta dell’onda e quando cade lo fa restando in piedi, con dignità ed orgoglio, tanto più che la sua caduta è legata a quelle sue mani sporche dì sangue reale che gli resero impossibile l’occupare il suo dicastero alla corte di Luigi XVIII dopo la seconda restaurazione.
Nasce a Le Pellegrin nella Loira inferiore, il 21 Maggio 1759 da agiata famiglia borghese. A vent’anni diventa confratello dell’Oratorio del Gesù di Nantes. Sembra orientato a prendere i voti, passo che tuttavia non compie. Diventa invece professore di fisica e non si interessa, per il momento, di politica. Nel 1792 abbandona l’Oratorio e si inserisce in un circolo dell’alta borghesia, sposa Bonne-Jeanne Coiquaud, figlia dell’amministratore del distretto di Nantes e pochi mesi dopo, sfruttando la posizione del suocero, si fa eleggere alla Convenzione quale rappresentante della Loira inferiore: qui siede alla destra, a fianco dei girondini.
Il giovane politico si accontenta di restare alla finestra, ad osservare la piega che stanno prendendo i moti di insurrezione. Non parla ma si limita ad ascoltare e ad annotare. II 21 settembre la Convenzione vota la fine della Monarchia e l’inizio di una nuova epoca. Il giorno successivo sarà definito il 1° giorno della Repubblica. L’undici di dicembre inizia il processo al Re. Fouché che, sino a questo momento ha deplorato la ghigliottina, dà il voto favorevole irritando in questo modo i suoi elettori che lui zittisce minacciosamente. La molla è scattata: Fouché ha fatto la sua scelta, ha salito il primo gradino della scala che lo porterà al potere. Ha capito, più ancora intuito, che la fronda di Robespierre è quella giusta e diventa così giacobino, uno dei più estremisti, al punto dì irritare l’avvocato di Arras che, appena gliene capita l’occasione” lo manda in provincia a sedare i disordini.
E’ questo il momento in cui l’ex-fratello dell’Oratorio dichiara una spietata guerra ai ricchi, ai preti, alla religione. A Nevers e a Moulins conduce una politica terrorista ai limiti dell’incredibile. Ordina che vengano abbattuti, a colpi di martello, statue, croci, calvari” ogni qualsiasi segno di culto, che vengano svuotate le sacrestie, arse pianete, stole, ornamenti che sappiano di sacro. Davanti ai rivoluzionari l’ex­ seminarista tiene un discorso in cui definisce i preti « … questi impostori che hanno ancora il coraggio di recitare le loro commedie religiose ».
Il suo disprezzo per la religione lo spinge ad organizzare una mascherata nel corso della quale i patrioti sfilano reggendo vasi, calici, cibori strappati alle sacrestie e sono seguiti da un asino coperto da un piviale e con la mitria in testa, alla sua coda sono ‘legati un crocefisso, la Bibbia ed il Vangelo.
Dopo un’orgia di eloquenza blasfema, l’asino vien fatto bere in un calice e si tenta di fargli mangiare delle ostie.
Prima di partire per Lione, Fouché emette un proclama in cui vengono fissati i punti da seguire per quanto riguarda le onoranze funebri: esclusione di qualsiasi riferimento religioso, presenza, nei cimiteri, di sole statue che rappresentassero il Sonno, affissione, all’entrata del cimitero stesso, della scritta «La morte è un sonno senza risveglio ».
Aimage Lione c’è fermento. Collot d’Herbois aspetta l’arrivo di Fouché. Due uomini assolutamente diversi. Il primo, spirito grossolano, volgare, violento, teatrale e sgraziato; il secondo fine, elegante, sagace e intelligente. A Lione, Fouché conduce una repressione spietata, fa trucidare più di duemila persone il che gli vale il soprannome di «mitragliere»; Siamo in piena rivoluzione. A Parigi la ghigliottina lavara ininterrottamente ventiquattro ore su ventiquattro. E’ il trionfo della violenza e del sangue.
E’ veramente sentito dall’ex-frate dell’Oratorio quel suo esasperato giacobinismo? E lui che detta I  proclami,  però ha l’accortezza di far porre la firma del suo compagno di spedizione sempre sopra la sua, ciò che gli permetterà, più tardi, di scaricare sulle spalle di Collot la responsabilità di tutti questi eccidi.
L’ateismo oltre misura di Fouché irrita persino Robespierre che il 6 dicembre 1793 emana un decreto che « … vieta ogni violenza e misura contraria alla libertà dei culti». II cittadino Fouché intuisce che la situazione sta cambiando e lascia quindi che a prendersi gli elogi sia Collot e, dal canto suo, ne critica il fanatismo politico.
Viene chiamato a Parigi e accusato di moderazione e qui si potrebbe erroneamente pensare ad una scivolata del. l’uomo dì Nantes, mentre egli ha solo agito per il bene del suo futuro. Robespierre decreta per l’otto giugno 1794 la festa dell’Ente Supremo e attesta che: « … il popolo francese riconosce l’immortalità dellanima ». E già iniziata l’escalation del Terrore, condotta da Robespìerre, Il 10 marzo 1793 crea. un Tribunale Rivoluzionario che ha il compito di giudicare gli attentati commessi contro la libertà, l’uguaglianza, l’unità ed indivisibilità della repubblica.
Con la «Legge dei Sospetti »(17 settembre 1793) stringe ancor di più la morsa, nell’elenco «nero» delle persone passibili di arresto immediato figurano i partigiani della tirannide, i nemici della libertà, i parenti di funzionari destituiti e tutti quei cittadini sprovvisti del certificato di civismo. In questo periodo vengono arrestate più di ottocentomila persone.
Con la legge del 10 giugno 1794 vengono soppressi gli interrogatori pubblici dell’accusato e vengono previste le due possibili conclusioni di un processo: l’assoluzione o la condanna a morte. Inizia il periodo che passerà alla storia come quello del «Grande Terrore» . (giugno-luglio 1794).
Si prepara così il «colpo del Terrnidoro», Nessuno si sente al sicuro, la follia di Robespierre è giunta al suo massimo. Fouché ritiene che sia il momento di agire. Convoca in casa sua alcuni degli elementi più rappresentativi della Rivoluzione. Tra gli altri Barras e Fréron che in Provenza hanno compiuto massacri e ruberie, Carrier che a Nantes ha fatto affogare, nella Loira, migliaia di vandeani, preti e nobili e Tallien che a Bordeaux ha inesorabilmente spazzato via qualsiasi forma di resistenza. Convince i quattro ad eliminare il folle dittatore prima che questi riesca ad eliminare loro. Il 27 luglio Robespierre, il suo Saint-Just e altri del suo « entourage » vengono arrestati e decapitati il giorno dopo. Il 28 luglio l 794 finisce il Terrore. La Francia respira dopo cinque anni di rivoluzione, cinque anni durante i quali geni, idee, virtù e delitti. avevano proliferato e germogliato come non mai. La seconda razza dei rivoluzionari inizia con la Repubbli..ca del Direttorio all’insegna della cupidigia, dell’intrigo, dell’ambizione. Barras, ora che Robespierre è caduto, si fa eleggere comandante delle forze di Parigi e nel contempo vengono istituiti tribunali per accertare’ le responsabilità del periodo del Terrore.
L’accusa di moderazione mossa a suo tempo contro Fouché,gli torna ora utile, diventa attributo di benemerenza e viene quindi, prosciolto da qualsiasi accusa. Ma viene anche ignorato ed escluso da ogni carica pubblica, Fouché osserva amareggiato i nobìli uscire dalle prigioni e riprendere gli antichi privilegi. La corruzione torna così a dilagare: cinque anni di rivoluzione sanguinosa sembrano non essere serviti a nulla. L’uomo di Nantes lascia che, per la prima volta, il sentimento abbia il sopravvento sulla ragione, conosce la rivolta intima, sente il peso dell’ingiustizia, incita nuovamente alla rivoluzione, commettendo il suo primo errore; è impensabile infatti che la gente abbia ancora voglia di ricorrere alle armi. Troppo fresco è il ricordo delle teste mozzate, dell’angoscia e della paura. Fouché guidato da una incontenibile rabbia, fa stampare da un tipografo rivoluzionario un giornale in cui denuncia tutte le appropriazioni indebite e le ruberie commesse dai reggenti della repubblica durante il Terrore, spronando il popolo alla rivolta. Il giornale viene sequestrato, i complici arrestati ed emesso un mandato di cattura a suo nome. Fouché è sconfitto. Deve fuggire e vivere alla macchia con moglie e figli, tutti i suoi beni sono stati confiscati. E il periodo più nero della sua esistenza, perde la figlia Nièvre e vive nella miseria al limite dell’indigenza. Siamo agli inizi del 1795, l’anno in cui Napoleone e Fouché procederanno su due strade parallele. Mentre l’ex-seminarista di Nantes, braccato dai gendarmi, vive in un tugurio, Napoleone, generale a riposo, fa la corte al potente Barras e all’austero Carnot, ministro della guerra, aspettando l’occasione buona per mettersi in mostra. Il 5 ottobre, Barras gli ordina di reprimere un’insurrezione di monarchici, operazione che il generale conduce con successo. Il 26 ottobre si vara il Direttorio, composto da cinque persone, presieduto da Barras. Mentre Bonaparte corteggia l’ex amante del presidente, Giuseppina (che sposerà il 9 marzo 1796), Fouché coltiva l’idea di ritornare alla ribalta e circuisce l’arrogante ma ottuso Barras. Quando Napoleone conclude brillantemente la sua prima campagna in Italia con il trattato di Campoformio (17 ottobre 1797), Fouché è diventato -un astuto uomo d’affari, uomo di paglia di Barras, galoppino tutto-fare del presidente del Direttorio della’ Repubblica. Nel 1798 Napoleone inizia la campagna d’Egitto. nello stesso momento Fouché riesce ad evitare che Barras cada in un tranello tesogli dai monarchici che gli avrebbero offerto, per la restaurazione, milioni di franchi e il titolo di duca mentre, in privato, ave­ vano già stilato un documento di condanna a morte dei regicidi, ivi compresi Barras e Fouché.
Il presidente del Direttorio, per mostrargli la sua gratimageitudine, lo promuove ambasciatore in Italia, prima, e alla corte dell’Aja dopo. Il 16 ottobre 1799 Napoleone entra trionfalmente a Parigi e vi trova Fouché, Ministro di polizia. La struttura del Ministero ha assunto, sotto le direttive dell’uomo di Nantes, un aspetto moderno ed efficiente Una fitta rete di informatori rende il Ministro praticamente padrone della situazione. Gli errori, del Direttorio e la corruzione che alberga in esso lo convincono che è il momento di avere un governo forte e saldo.
Guarda a Napoleone con simpatia, considerandolo però solo un ipotetico emblema, in ciò confortato dal delirante e spontaneo trionfo che la popolazione gli ha tributato. Sa che Sieyès, uno dei cinque membri del Direttorio, ha frequenti contatti con Bonaparte. Si immagina a quali fini questi siano diretti.
Gioca una carta arrischiata e astuta senza la quale, forse, non ci sarebbe stato il colpo di Stato del 18 Brumaio o, quantomai, non avrebbe avuto l’epilogo che invece ebbe, modificando di non poco il decorso della storia. Fouché agisce quindi da complice silenzioso. Fa mettere in giro la voce di un complotto anarchico e propone al Direttorio di spostare le camere a Saint-Cloud. Sieyès, quasi incredulo di aver per le mani l’occasione così opportuna, fa accettare la proposta. Il Ministro di polizia predispone un servizio d’ordine quale mai si è visto prima e, di sua iniziativa, dà il comando delle truppe a Napoleone. La trappola è tesa, si tratta ora di vedere chi ci cadrà dentro. L’astuto Ministro ha intanto preparato due proclami. In uno inneggia a Bonaparte, novello console, nell’altro denuncia il fallito tentativo del complotto. Rimane in attesa degli eventi. Sieyès e Ducos, d’accordo con Napoleone, depongono Moulin e Gohier mentre il quinto, l’ineffabile Barras, è assente per malattia. Il generale Murat fa invadere la camera dei deputati e gettare fuori i delegati; gli arrestati sottoscrivono, a maggioranza assoluta, la nomina di un triumvirato di consoli. E il 9 novembre 1799. Fouché è soddisfatto. Sa che Sieyès ambisce alla carica di primo console ma lui punta sul cavallo vincente, Bonaparte,· ed elimina i due concorrenti, minacciandoli di rendere pubblici i compromessi in cui erano caduti durante il Terrore. Fa spiccare mandato di arresto contro Barras al quale non ha mai perdonato di aver tentato di metterlo fuori dal gioco. Con la caduta dell’ultimo dei cinque direttori (e Fouché va personalmente ad eseguire l’arresto di Barras), si apre un nuovo capitolo che pone fine alla Repubblica e dà l’avvio al Consolato, con Napoleone Primo Console.
Il periodo che va del 1800 al 1802 è uno dei più determinanti della vita di Fouché. Il suo Ministero diventa il più importante, consolida l’ordine interno, reprime un attentato al Primo Console e ne sventa un altro. Intanto, Napoleone sconfigge nuovamente l’Austria e porta nuova gloria alla Francia. Ma le mire di Bonaparte sono ben più alte ;il primo passo è verso il Consolato a vita. Fouché si oppone. Comprende che è l’inizio della dittatura totale e che N apoleone è tuttavia diventato troppo importante per poterlo tenere a freno Il padrone che si era scelto quel 18 Brumaio, un padrone per la facciata, ora lo impensierisce e poi, per restare coerente al suo voto regicida, non ama le teste coronate e sa che Napoleone ha fatto diversi sondaggi per arrivare al trono. E Bonaparte, dal canto suo, non può ignorare quanto sia potente questo suo Ministro di polizia. Gli ha spazzato via ogni opposizione, sia giacobina sia monarchica, ha soppresso quasi totalmente la libertà di stampa (fatta eccezione per alcuni giornali repubblicani che il Console osteggia), ha polverizzato i partiti. Per raggiungere il suo fine, Napoleone deve rimuovere l’ostacolo ma ne ha timore. Fouché è un uomo che fa opposizione a quanto ritiene inopportuno, .come fece .ai tempi del concordato con la Chiesa e come farà il 2 agosto, quando Napoleone viene eletto Console a vita.
Il 15 settembre 1802, Bonaparte lo convoca alle Tuileries e gli legge lui stesso il decreto della sua destituzione, ammorbidita da un seggio al senato e da ingenti regalie in denaro.
« Il cittadino Fouché, Ministro di polizia in circostanze difficili, ha risposto con devozione ed abilità ai compi­ ti gravosi che il Ministero esigeva con eccelsa devozione al governo. Promosso senatore, se altre circostanze esige­ ranno ancora un Ministro di polizia, il governo non potrà trovare nessun altro più di ludegno di fiducia».
Fouché viene inviato come senatore ad Aix e il Ministero di polizia viene incorporato con quello degli esteri, di­retto da Luciano Bonaparte.
La formula della giubilazione lascia intravvedere a Fouché la possibilità di una resurrezione e lui sa per certo che Napoleone avrà ancora bisogno di lui. Si ritira ufficialmente dalla vita attiva per due .anni (sino al 1804) ma resta sempre al corrente di tutti gli avvenimenti che accadono dietro le quinte del palazzo governativo.
Il Moniteur, quotidiano ufficiale dello Stato, in data 11 luglio pubblica il seguente decreto: «Il senatore Fouché è nominato Ministro generale del­ la polizia. Il Ministero della polizia è ristabilito ». Cosa ha fatto decidere Napoleone a ritornare sui suoi passi? Il semplice fatto che l’assenza di Fouché dal Ministero è stata determìnante, Luciano Bonaparte – per tutta la durata del suo mandato – si è limitato a riferirgli i vari avvenimenti quando questi sono già di. dominio pubblico, Fouché, da parte sua, conduceva una politica oltre che pìù repressiva, più previdente e circostanziata. La differenza sostanziale tra i due uomini era che Luciano Bonaparte informava, domandava, arrestava, Fouché preveniva, consigliava, suggeriva, reprimeva. In poco più di due anni di «gerenza Bonaparte », l’ossatura del Ministero più funzionante di Francia si è ridotta a brandelli, decalcificata, e Napoleone richiama quindi dall’esilio dorato Fouché, sperando che la lontananza del potere abbia attenuato la sua idiosincrasia per le teste coronate e che quindi possa essere il suo braccio destro, a lui indispensabile per raggiungere ilsuo fine.

Torna al Ministero di polizia

imageDurante l’assenza di Fouché si verificano avvenimenti determinanti. Il 16 maggio 1803 gli inglesi rompono la pace di Amiens e decidono il blocco marittimo ai porti francesi. Napoleone sta preparandosi ad invadere l’Inghilterra. l domini francesi d’oltre oceano vengono depauperati della Louisiana, che Talleyrand vende agli Stati Uniti, concludendo un affare ottimo per le sue finanze personali e pessimo per le casse dello Stato. Elementi filo-anarchici organizzano un attentato contro la vita del Primo Con­ sole, e Fouché – benché ancora fuori dalla mischia – individua i cospiratori e consegna a Bonaparte un rapporto esatto sul luogo dove essi si sono rifugiati. Intanto Napoleone invita lo zelante e insostituibile collaboratore a riprendere il suo posto.
Durante il riposo forzato ad Aix, Fouché aveva preparato un nuovo schema di riorganizzazione del Mini­ stero che, appena ripresa la sua carica, applica immediatamente.
E’ il suo periodo migliore, che durerà sino al 1808: stronca una pericolosa rivolta di realisti, è sempre pronto ad intervenire, anche di persona, per sedare qualsiasi rivolta interna. E’ praticamente il vero padrone della Francia.
Il 2 dicembre 1804 Napoleone viene incoronato Imperatore dei Francesi alla presenza di Papa Pio VII dopo che il senato, anche questa volta sensibilizzato e guidato da Fouché che nel frattempo aveva perso qualsiasi riluttanza contro le teste coronate, lo ha proclamato tale all’unanimità. Fouché vede le più belle vittorie di Napoleone, ad Austerlitz (2 dicembre 1805) contro gli austriaci e ad Iena ( 14 agosto 1806) contro i prussiani. Il 27 agosto Napoleone entra in Vienna. Il 21 novembre viene proclamato il blocco continentale contro l’Inghilterra. La lotta senza fine contro questo Paese è un problema che angustia da tempo il Ministro della  polizia che deve soffocare piccoli e grandi moti di rivolta i cui finanziatori sono esplicitamente gli inglesi che auspicano una restaurazione. L’Inghilterra, dal canto suo, ha direttamente o meno organizzato ben quattro coalizioni che Bonaparte ha sempre sconfitto ma non annullato. Sconfitte quindi, non disfatte poiché ogni volta si sono riformate e risorte con sempre maggior vigore. Giuseppina è in disgrazia: non può dare a Napoleone un erede e questi pensa di disfarsene e convolare a nuove nozze. Dopo la vittoria dell’Imperatore sui Russi a Friedland (14 giugno I807) il còrso ha fatto delle « avances» presso lo zar Alessandro I per sposare una sua sorella. L’idea va a genio a Fouché e se non riesce a far stringere i legami fra i due Paesi è perché la Spagna insorge contro la Francia (21 luglio 1808) e Napoleone deve intervenire personalmente per stroncare la rivolta. Nuova coalizione, la quinta, contro la Francia e anche questa volta Napoleone esce vittorioso – e sarà la sua ultima bella vittoria – a Wagram (6 luglio 1809). Fouché, nel frattempo. conduce un’attiva campagna a favore del divorzio per preparare l’opinione pubblica alla mossa dell’Imperatore. Quando viene a sapere che Bonaparte vuole sposare Ma­ ria Luisa d’Austria, figlia dell’imperatore, paventa nefasti presagi, prevede l’irritazione dei russi e non nasconde le sue idee a Napoleone. Questi, al culmine della gloria, il 15 agosto 1809 (data del suo genetliaco) dichiara il senatore Fouché, nonché Ministro di polizia e già Conte dell’Impero , Duca d’Otranto. Benché onorato da quest’ultimo titolo, Fouché non si ferma. Convince Giuseppina a fare il primo passo per richiedere l’annullamento del matrimonio, ottemperando così ai desideri dell’Imperatore, ma insiste nella sua politica di mandare a monte il matrimonio con Maria Luisa, promuovendo un’attiva campagna imagecontraria a quest’ultima, preoccupato anche dal gran numero di reazionari presenti alla corte che, invece, approvavano il contratto matrimoniale. La posizione del nuovo Duca d’Otranto si fa difficile. Schiva mirabilmente il caso Dubois (un funzionario di polizia rivela all’Imperatore un complotto monarchico e procede arbitrariamente’ agli arresti saltando Fouché), dicendo a Napoleone di essere stato al corrente del complotto ma di aver aspettato che prendesse ulteriori sviluppi per poter prendere e colpire i mandanti: l’lmperatore gli crede anche se fra molti dubbi. Fra i due uomini non vi furono più dissidi, a parte quelli relativi alla conduzione della politica anticlericale, fino all’aprile 1810, quando cioè Napoleone contrasse il nuovo matrimonio.
E la volta poi del caso Fagan che porta, il 3 giugno 1810, alla definitiva destituzione di Fouché. Il senatore Fouché non era favorevole alla guerra in generale e contro l’Inghilterra in particolare. Nell’isola lo si guardava con stima e fiducia e tanti pensavano a lui come Ministro nel Caso di una eventuale restaurazione. Fouché prese quindi contatti, tramite un certo Fagan, per vedere di far incontrare i rap­ presentanti dei due Stati da troppo tempo belligeranti; tutto ciò all’insaputa di Napoleone che ne fu casualmente messo al. corrente da un cortigiano che aveva in odio il Ministro. « Cosi adesso decidete voi quando si fa la pace e quando la guerra? ». Fouché rispose adducendo che forti sentimenti di rispetto verso il suo Imperatore lo avevano spinto a preparargli la strada per una pace duratura.
Bonaparte, al momento, parve credere a ciò che il Ministro portava a sua discolpa ma nel frattempo il caso si allargò a macchia d’olio. Vennero trovati alcuni documenti dai quali risultarono poco chiare le intenzioni di Fouché, Cosa aveva spinto il Duca d’Otranto ad affrontare i colloqui con gli inglesi e, più precisamente, con Lord Wellesley? Dai pochi documenti che si poterono osservare (gli altri infatti vennero portati via dal conte dell’Impero e bruciati da suo figlio il giorno prima della sua morte), si arguì che Fouché stesse organizzando un vero e proprio colpo di Stato contro l’Imperatore per favorire così una restaurazione. Un’ipotesi forse azzardata visto che Fouché era un regicida, ma che venne però avvalorata, anni dopo, dal fatto che il Duca d’Otranto tentò, con breve successo, di rimantenere il suo dicastero con la seconda restaurazione. Napoleone, infuriato, mandò al Ministro due lettere, entrambe datate 3 giugno 1810. «l servizi che ci avete reso nelle varie circostanze ci portano ad assegnarvi il governo di Roma, con riferimento allarticolo degli atti della Costituzione del 17 febbraio 1810. Noi abbiamo determinato, per vostro zelo e del vostro attaccamento alla nostra persona. L’Imperatore».
Questa la lettera ufficiale, la buona uscita, destinata a coprire, agli occhi dell’opinione pubblica, la destituzione del Ministro.
La seconda è decisamente più esplicativa. «Conosco tutti i servigi che mi avete reso e credo nel vostro attaccamento alla mia persona e allo zelo dimostrato nell‘ esplicamento del vostro compitoma mi è impossibilesenza mancare verso me stesso, lasciarvi il portafoglio. Il posto di Ministro di polizia esige una totale fiducia e questa fiducia non può più esistere, poiché più volte, col vostro modo di agire arbitrario, avete compromesso la mia tranquillità quella dello Stato, e non è da scusante ai miei occhi nemmeno la legittimità delle motivazioni. Comunque la mia fiducia nel vostro talento e nella vostra fedeltà è immutata e desidero trovare delle occasioni per provarvelo, per utilizzarvi al mio servizioL’Imperatore Napoleone Bo­naparte l».
CASTELLOFouché capisce che è Irrimediabilmente la fine. Non perde tempo, fa sparire carte importanti e compromettenti, si rifiuta di consegnare gli incartamenti relativi alla presa di contatto con Lord Wellesley. Napoleone minaccia, tuona e blandisce. Gli offre il titolo di Pari di Francia purché gli consegni le carte, sparisca da Parigi e si imbarchi al più presto per l’Italia. Fouché accetta l’ultimo titolo nobiliare della lista, cede le carte (tranne quelle più compromettenti) e parte per l’Italia.
Fouché è quindi in esilio ma con ciò non cessa la sua attività: continua a mantenere intrallazzi con i Borboni e i repubblicani confidando ancora nella sua buona stella. Sa che l’Inghilterra ha giurato di abbattere Napoleone e aspetta che la nuova coalizione si formi. Come aveva previsto, lo Zar di tutte le Russie non mantiene i patti relativamente al blocco all’Inghilterra.
Bonaparte ritiene di dover dare una lezione allo Zar e il 23 giugno 1812 comincia la campagna di Russia che lo porterà sino a Mosca; in fiamme, e che lo obbligherà alla ritirata prima che le sue truppe soccombano al freddo inverno. La fine inizia per Napoleone, come per Fouché. Dopo un alternarsi di battaglie, vinte e parzialmente perse, viene sconfitto e il 31 marzo 1814·lo Zar’ di Russia e il Re di Prussia entrano a Parigi. Nella capitale vi è gran fermento. La restaurazione sembra prossima e Fouché, dall’Italia, stringe i tempi. Offre i suoi servigi ai Borboni ma ne ha un rifiuto. Non dispera. Lo zar Alessandro I vorrebbe firmare la pace con Napoleone ma Talleyrand, che da tempo è in contatto con i Borboni,’ riesce a convincere lo Zar. alla restaurazione e a far mandare Bonaparte in esilio.
Il 29 aprile 1814 Napoleone parte per l’isola d’Elba. Luigi XVIII sale sul trono provocando però subito del malcontento: i suoi Ministri sono infatti animati da propositi di vendetta e vengono ristabilite delle abitudini che erano state cancellate sotto l’impero napoleonico. Nuovi tumulti, quindi, violenza e sangue. Napoleone sa che la gente non lo ha ancora dimenticato e tenta l’ultima carta, i suoi cento giorni. Il 20 marzo 1815 è imagealle Tuileries. Il 21 si trova davanti Fouché, prontamente tornato per battersi al suo fianco. Un abbraccio sigilla la rinnovata amicizia dei due. Bonaparte tenta la carta della disperazione e Fouché, conducendo la sua politica del d’oppio binario, torna al suo vecchio dicastero. Ancora una volta, come nel colpo di stato del 18 Brumaio ha due carte da giocare: o Napoleone o una seconda Restaurazione. Prende contatto con gli inglesi dicendo che Bonaparte vuole governare in pace e senza più guerre, ma il suo tono non è molto convincente. Wellington, a capo degli inglesi, sconfigge Napoleone a Waterloo, il 18 giugno 1815. Stavolta è finita davvero. Napoleone, dopo molto tergiversare, abdica a favore del figlio avuto da Maria Luisa, il re di Roma, che diventa Napoleone II. Fouché porta all’assemblea ratto di abdicazione. Tratta la resa con gli inglesi ed è grazie alla sua abilità che riesce ad evitare una rovinosa occupazione militare. Convince i nemici a non accettare la reggenza di Napoleone II ma di richiamare nuovamente il re. «.Chcrede di governare gli uomini con formule pompose e con la promulgazione dprincipi astratti, non conosce né il cuore umano né la sorgente del potere». Wellington è impressionato da Fouché che, d’altronde, piace agli inglesi. Alto, ben portante, serio e freddo: gli inglesi vedono. in lui tutte le garanzie per una convivenza pacifica. Luigi XVIlI torna a Parigi.
Nell’agosto del 1815 Fouché viene eletto alla Camera. Torna ad essere Ministro di polizia e si fa interprete presso il re dell’opportunità di adottare una politica di clemenza verso i regicidi e di dimenticare quindi tutti i propositi di vendetta. Napoleone viaggia verso la -lontana Sant’Elena e Fouché trionfa. Pare quindi che il parallelismo sia finito, ma lo è per poco tempo. Gli « ultras » monarchici lo attaccano duramente.. non dimenticano che è stato un regicida e vogliono la sua testa. Nel gennaio 1816 viene esiliato per sempre dalla Francia. Ormai è ricco, viaggia con la seconda moglie (la prima gli è morta nel 1812) e i suoi tre figli attraverso l’Europa e l’Italia. Scrive lettere a molti deputati, di diverse tendente, sognando di tornare in auge, ma ormai le sue restano illusioni, con fermate e condannate anche dall’età che grava sulle sue spalle. Dopo lunghe peregrinazioni arriva a Trieste nel 1819, dove si stabilisce. La sua salute nel. frattempo si è logorata, respira a fatica, diventa ogni giorno più debole. Il 25 dicembre 1820 è morente. Suo figlio, il conte Attanasio, giunge appena in tempo da Vienna per raccogliere le sue ultime volontà. Brucia davanti al suo capezzale tutte le carte. che aveva portato con sé quando, dieci anni prima, ha dovuto lasciare il Ministero di polizia. Il 26 dicembre muore.
La notizia viene riportata, con poche righe, sull’« Osservatore Triestino» del 28 dicembre. A ricordarsi di lui vi è forse solo Bonaparte che, alla no­ tizia della morte dell’ex-collaboratore pronuncia, sorridendo tristemente, « … quel mascalzone ». La prima stella si è spenta, la seconda ha ancora qualche tenue bagliore. Il presagio si compirà il 5 maggio 1821, nella stessa isola di Sant’Elena. Il parallelismo è compiuto. Nel 1875 le ceneri di Fouché saranno portate a Parigi.

Luciano Secchi

1. INCORONAZIONE di Napoleone a Notre-Dame il 2 dicembre 1804 (particolare di un quadro di Louis David). Fouché è l’ultimo personaggio in alto a destra.

2. JOSEPH FOUCHE’ di famiglia agiata, entrà nella politica attiva solo dopo I trent’anni. Prima aveva abbandonato la vocazione religiosa per diventare insegnante di fisica.

3. PAUL BARRAS prese parte sotto la regia di Fouché al “colpo del 5 Termidodo”. Caduto Robespierre, Barras divenne membro e poi arbitro del direttorio.

4. L’ARRESTO dei membri del Drettori aprì il periodo del Consolato. Fouché, Ministro di polizia, consolidò il potere.

5. CONSIGLIO di stato, dicembre 1799; Fouchè e alla destra di Napoleone. Due anni dopo, Bonaparte, timoroso della sua crescente potenza, lo destituì.

6. CASTELLO di Schoenbrunn: Napoleone presenta ai notabili francesi le bandiere conquistate nella battaglia di Austerlitz.

7. NOMINATO Duca D’Otranto, Fouché entrò in contatto con gli inglesi. Il ritrovamento di documenti compromettenti gli costò ancora una volta la fiducia di Napoleone.