I Gialli di Riccardo Finzi

– MORTE AL TIRANNO –

CAPITOLO 1

Appena accesa la luce rimasi di stucco. Il mobile che sosteneva la televisione era aperto, alcuni fili penduli, e il videoregistratore scomparso.
Avevo la testa che girava e lo stomaco in piena attivita’ sismica. La festa per la soluzione del caso si era protratta sino alle ore piccole e avevo ecceduto in libagioni. Erano le sei e venti del mattino, cascavo dal sonno e mi sentivo uno straccio ma riacquistai subito la lucidita’ necessaria. Telefonai alla Pina che a quell’ora era gia’ sveglia da un pezzo.- Ohila’, cos’e’? Appena alzato o appena tornato a casa? – rispose la donna appena udi’ la mia voce.- Pina, sa qualcosa del mio videoregistratore? – domandai sbadigliando.- Non solo qualcosa ma tutto. L’ho preso io ieri sera mentre lei si dava alla bella vita. Il mio si e’ rotto. Una videocassetta s’e’ incastrata dentro e non vuole piu’ uscire. La rai trasmette le avventure del commissario Maigret, quelle belle interpretate da Gino Cervi ma ad orari impossibili, cosi’ le registro.Come potevo farlo con il coso rotto? Cosi’ ho preso il suo che tanto non le serviva di certo mentre faceva bisboccia, glielo avrei riportato stamattina assieme al caffe’ e giornale. Oh a proposito mi sembra inutile che venga alle otto col caffe’ vero? Portero’ giornale e registratore insieme alla spesa badando a non fare rumore. Vada a letto e cerchi di riposare.Seguii il consiglio. Mi liberai dei vestiti piu’ svelto che potevo e mi tuffai sul letto avendo cura di non urtare Gatto, il mio micio persiano, che dormiva acciambellato nella sua parte alta ,vicino al cuscino. Appena capto’ la mia presenza apri’ gli occhietti a fessura, emisse un” miao “ strano che non seppi se interpretare come “ ma e’ l’ora di venire a casa? “ oppure “ meno male che sei arrivato “.Benche’ stanco oltre ogni limite consentito faticai a prendere sonno. Lo stomaco borbottava e lo sentivo contratto, cosi’ decisi di prepararmi il beverone anti-sbornia che m’aveva insegnato mio nonno. Niente di particolarmente elaborato. Due rossi d’uovo dentro un bicchiere di succo di pomodoro. Mescolare e bere. Lo stomaco si rilassa quel tanto da permettere di chiudere occhio. Cosi’ infatti avvenne.Riuscii a dormire sino alle dieci poi i rumori dalla strada e dell’edificio mi costrinsero alla resa. Gattoera desto e non mi aveva svegliato preso dai morsi della fame perche’ Pina era stata su a portare giornale, la spesa e videoregistratore a posto, coi fili tutti attaccati, e ovviamente aveva messo il latte e lecrocchie per il gatto nel suo piattino. Pina Parenti vedova da sempre era da oltre dieci anni la mia governate volontaria, mi teneva la casa, mi faceva la spesa e mi aiutava in tante cosette. Sovente mi invitava a cena a gustare i suoi manicaretti. Tutti i giorni alle otto mi svegliava col caffe’ bollente e una copia de” Il Corriere della Sera.”L’edizione di quel giorno portava in prima pagina la notizia del ritrovamento del cadavere di un imprenditore milanese trovato nel suo ufficio legato e imbavagliato con nastro adesivo. Gli avevano sparato cinque colpi, due alle gambe fracassandogli le rotule e due alla spalle prima del colpo finale, in mezzo agli occhi. Cauti nelle supposizioni dei motivi dell’efferato crimine. Lessi con scarso interesse perche’ mi sentivo giustamente prossimo alla ferie, e sarei stato al massimo della felicita’ se non avessi avuto ancora lo stomaco fuori posto.Pur non essendo astemio non bevo quasi mai, ma alla festa non potevo esimermi e non mi ero tirato indietro alla sequela di brindisi che si susseguivano l’un l’altro. Avevo preso parte come indipendente ad una grossa operazione di spionaggio industriale gestita dalla agenzia Borsotti una delle piu’ grosse, se non la piu’ grossa d’Italia, che si era felicemente conclusa. Una retribuzione eccellente piu’ un bonus extra a tutti. Eravamo circa una trentina tra dipendenti del Borsotti e i saltuari come il sottoscritto, nonche’ un premio speciale ad estrazione . A me era toccato una settimana in un hotel cinque stelle per due persone, tutto pagato,a Forte dei Marmi, che non sono le Sechelles pero’ sempre posto ambito e non a casa di Dio.Un pingue guiderdone aveva rimesso in sesto le mie finanze e non avevo altro che aspettare ancora qualche giorno prima della partenza che era fissata per i primi di agosto. Erano gli ultimi fuochi di un luglio ballerino che alternava giornate sin troppo calde ad altre misto pioggia e freddo.
La compagna della breve vacanza doveva essere Marta che avevo conosciuto durante la mia prestazione professionale nel caso in questione.
Tra i miei vari incarichi c’era anche quello di stazionare dalle diciannove alle venti nella hall di un grande albergo milanese, il Four Seasons. Dovevo controllare quello che faceva una certa signora se si fosse mai fermata li. Era un incarico che gradivo molto in quanto il bar era vicino e il barman faceva dei cocktail eccellenti. Ad uno ad uno provai tutti quelli della lista preferendo alfine il whisky sour in bicchiere old fashioned, ovvero quelli bassi e larghi, on the rock, cioe’ col ghiaccio. Il tutto accompagnato da favolose olive ascolane che mangiavo a quantita’ industriale. Ormai i camerieri mi conoscevano e portavano sin dall’inizio porzioni abbondanti. Potevo permettermi tutto questo per la semplice ragione che le spese erano rimborsate a pie’ di listaIn piu’ d’un mese di appostamento solo due volte la nostra sorvegliata fece capolino in zona. Una volta si bevve una acqua tonica con fetta di limone tutta sola, un’altri invece gin and tonic e scambio’ qualche breve battuta con il cameriere ai tavoli.Io mi piazzavo sempre in una poltrona che mi desse una visuale a cento ottanta gradi, coprivo cosi’ sia l’ingresso dalla strada che quello dai piani, guardavo in giro e se incontravo lo sguardo di qualcuno sorridevo. Fu cosi’ che una sera una donna sui trent’anni, capelli rosso mogano, una spruzzatina di efelidi in volto, con indosso un vestitino a fiori scollato quanto basta, si sedette sulla poltrona di fronte a me agitando la mano in segno di saluto e mostrandomi una perfetta dentatura.- Salve – disse con una voce un po’ stridula- Salve- risposi sorpreso
– Beh visto che non si decde a dichiararsi lo faccio io. Non mi e’ sfuggito che e’ da una settimana che mi
fissa, mi guarda ma non ha il coraggio d’andare oltre.Cadevo dalle nuvole. La donna, sia pur molto graziosa e ben vestita , mi era completamente sfuggita, non l’avevo mentalmente registrata . Era evidente che vedendomi assiduo frequentatore e magari incontrando il mio sguardo che aveva ben altri intenti, interpretava l’atteggiamento come un certo interesse nei suoi confronti.- Lei e’ timido vero? – chiese con un tono di voce decisoAllargai le braccia e le sorrisi. La donna si alzo’ in piedi avvicinandosi.- Mi fa un po’ di posto? – domando’ sedendosi mentre mi rannicchiavo il piu’ possibile da un lato della poltrona. – Mi chiamo Marta, Marta Orsini, dottoressa Marta Orsini, sono qui per il convegno sulla psicoanalisi. E lei?- Io? Ah mi chiamo Riccardo Finzi, non sono dottore ne’ infermiere e nemmeno barelliere, sono qui solo per bearmi della sua vista. – le dissi con voce calda sfornando un sorriso di sicuro effetto.- Lo dicevo io –esclamo’ soddisfatta la donna allungando la mano verso il mio cocktail – Posso?Non attese risposta, porto’ il bicchiere alle labbra eSorseggio’ il contenuto poi lo ripose con garbo sul tavolo dandomi una strizzatina d’occhi.- Whisky sour, fatto molto bene. Io pero’ preferisco il Margarita. –- Posso offrirtene uno, cameriere! – dissi alzando la mano che fu subito afferrata dalla donna e stretta con vigoria.-In altre circostanze avrei preteso un pizzico di corte ma abbiamo il tempo cosi’ limitato.- sussurro’al mio orecchio – Vieni su da me, la mia stanza e’ la 218.Osservai con maggior attenzione la donna che aveva accavallato le gambe mostrando una caviglia sottile con un polpaccio un po’ troppo rotondo, ma non mi sembrava il caso di fare troppo il difficile, il tipo aveva un suo certo fascino. Il problema era che nonpotevo mollare la mia postazione sino alle venti e mancavano ancora una quindicina di minuti, poi sarei stato rilevato da un altro.
– Che c’e’ non ti piaccio piu’? domando’ Marta incupita.- Eh no, e’ che io smonto alle otto e…- Smonti alle otto? Ma che vuol dire?Mi morsi impercettibilmente il labbro inferiore.
– Intendevo dire – risposi fissandola negli occhi estringendole la mano – che aspetto una telefonata qui entro le otto. Mai avrei osato pensare che ti saresti accorta di me …- Ah ho capito, beh allora senti, io vado su e ti aspetto, hai capito bene? Stanza 218.Si alzo’ allontanandosi a passo lento modulando i movimenti. Chiamai il cameriere agitando un dito- Senta conosce quella signora che e’ appena andata via? – domandai sottovoce- Si, e’ la dottoressa Orsini ,e’ qui per il convegno di psicologia che si tiene in via Senato.
Non aveva mentito ma per me non era proprio il tipo della psicologa, mi sembrava piu’ un’oca giuliva, ma un’ affascinante oca giuliva. Non rimaneva che attendere il mio cambio. Se l’uomo dell’agenzia Borsotti che doveva rilevarmi entrava ignorandomi voleva dire che potevo andare, se invece c’erano variazioni sul tema, si sarebbe avvicinato con una sigaretta in mano chiedendo del fuoco e allora addio avventuretta con Marta,Tutto filo’ liscio, l’uomo che mi dette il cambio si diresse al bar sedendosi su uno sgabello ignorandomi completamente. Avevo finito il mio servizio serale.Sfiorai lievemente con le nocche la porta del 218 e subito dopo Marta apri’ la porta. Completamente nuda.- Arrivata la telefonata? – domando’ ammiccando.Io entrai nella stanza un po’ titubante , non mi aspettavo una visione cosi’ esplicita e dopo una occhiata minuziosa dovetti ammettere che, muscoli dei polpacci a parte, aveva un corpo stupendo.Mi tiro’ per la cravatta sul letto togliendomi la giacca con consumata abilita’.-Non ti muovere, mi piace un casino spogliare gli uomini. – disse con voce bassa fortemente sensuale.La psicologa Marta Orsini fu una novita’ sotto molti aspetti. Mai mi era capitato una donna che durante un amplesso ringhiasse come un cane arrabbiato come fece lei, affrontando il rapporto sessuale comeun corpo a corpo dove lei vinse decisamente ai punti, rischiando la vittoria per demolizione della parte contraente.
Dopo una doccia ristoratrice mi ero sdraiato sul letto con l’accappatoio addosso. Marta era seduta sul talamo e si accese una sigaretta.- Sai che ci sono rimasta male quando ho saputo che
si trattava davvero di Francesca? – sospiro’ mentrecercava inutilmente di fare dei cerchi di fumo.
– Francesca? Francesca chi ? domandai stupito
– Ma Francesca , la canzone di Battisti, non dirmi che non la conosci perche’ non ci credo – disse risentita tutto d’un fiato girandosi dalla mia parte.-Un paio di settimane fa ho visto uno spettacolo in ti vu dove c’era Mogol il quale ha detto che si trattava proprio di lei, di Francesca, e che la musica doveva farlo capire oltre alla interpretazione drammatica del grande Lucio: tu che ne pensi?Fissai Marta con attenzione. Eh si, l’avevo definita una oca giuliva ma forse ero stato troppo ottimista.- Dimmi un po’ Marta tu sei davvero una psicologa?- Come sarebbe a dire ? – domando’ sospettosa- Sei una psicologa, sei laureata in psicoanalisi, eserciti la professione? – puntualizzai abbozzando un sorriso di circostanza- Si e no. Si , sono laureata in medicina e sto facendo la specializzazione in psicoanalisi. No, non esercito in quanto prima di poterlo fare devo essere a mia volta psicoanalizzata dal mio professore per accertarne l’idoneita’.Fui rincuorato dalla risposta. C’era quindi una fondata speranza che un personaggio del genere non potesse fare guasti alla psiche di qualche povero diavolo.Quello fu il nostro primo incontro. Finito il congresso lei era tornata a Como dove abitava ma ci eravamo visti spesso e deciso di passare insieme la settimana vinta alla rifa dell’Agenzia Borsotti, al mare della Toscana.Cosi’ almeno speravo. Mancavano un paio di giorni alla partenza quando ricevetti una telefonata dal vice – questore Salimbeni
-Salve Finzi come andiamo? – chiese con tono molto cordiale.- Benissimo, tra un paio di giorni vado in vacanza con una bella ragazza, sono ormai fuso e non aspetto che il momento della partenza
– Ah che peccato – disse con tono di vero rincrescimento – avrei bisogno proprio di un piacere ma se sei in partenza…- Perche’ il piacere che devi chiedermi deve per forza farmi saltare la vacanza?- Eh temo proprio di si – fu la laconica risposta – ma scusami Finzi, come non detto, divertiti e mandami una cartolina.Conoscevo Salimbeni da quando ho iniziato, ormai da secoli, la mia professione di detective a Milano e dopo le prime schermaglie eravamo diventati amici, scambiandoci reciproci favori ma nel computo generale mi sentivo decisamente in debito.
– Beh prima di rispondere picche vorrei sapere di che si tratta – dissi con un filo di voce.- Bravo Finzi, sei un amico . Ti aspetto domattina alle nove precise nel mio ufficio.
– Perche ha quella faccia scura? – domando’ Pina che era entrata in casa usando la sua chiave portando la roba ritirata in tintoria.- Mah, temo che dovro’ rimandare la partenza. Salimbeni vuole vedermi , domattina sapro’ come andra’ a finire.- Su non sia pessimista Riccardo, lei sente quello che vuole poi gli dice chiaro che appena ritorna sara’ a sua disposizione, ma proposito ha visto l’inquilino dell’appartamento di fronte al suo?- No.L’hanno affittato?- Ah ma allora non sa niente. Non glielo avevano offerto a lei?
– Si Pina, e mi sarebbe piaciuto avere ufficio da una parte e casa dall’altra ma le mie finanze non me lo permettono. Chi e’ l’affittuario?- Un omino alto’ cosi’ – disse portando la mano all’altezza della sua spalla – coi baffettini sottili, capelli impomatati, come i viveur di una volta. Ha un colorito grigio, quello delle fumare un centinaio di sigarette al giorno, veste in scuro, camicia bianca e cravatta amaranto. Proprio un uomo d’epoca.- E che ha fatto di bello o meglio di brutto?
– Niente, l’ho visto adesso che usciva dalla porta e si infilava nell’ascensore. Occhi bassi, o e’ timido o non vuole farsi notare e facendo cosi’ lo si nota di piu’! Quella comunque e’ una persona abituata a ben altro tipo di casa, scommetto che si e’ preso il pied-a’-terre anche se un pu-in-alt – concluse Pina ridacchiando.Presi le due giacche pulite e le mise nell’armadio.- Certo che anche il nostro caseggiato sta cambiando. Prenda la nostra scala . Del sesto piano ho appena detto. Al quarto gli sposini se ne sono andati ed e’ arrivato un signore distinto professor Moretti cosi’ almeno si e’ presentato.E’ una persona educata, cede sempre il passo alle donne e saluta con l’inchino. Al primo piano poi , dopo la morte della signora Edvige, e’ arrivata addirittura una cartomante che e’ semi-paralizzata alle gambe l’ho vista gia’ un paio di volte in carrozzella spinta da una infermiera che sembra un armadio, di sicuro una tedesca. La cartomante e’ una famosa , fa uno spettacolino su telelombardia, predice il futuro, mai sentito una che si fa chiamare Madame Anastasia?- Anastasia Romanov? La presunta scampata alla rivoluzione russa?
– Si, proprio lei – rispose in tono ironico – la principessa Romanov che fa le carte per sbarcare il lunario. Non pensa che dovrebbe essere un po’ vecchietta? Dovrebbe avere un centovent’anni circa, un po’ tantini, le pare ?Sorrisi e automaticamente pensai a quanti anni poteva avere Pina. Alta ,magra, pelle ossa e muscoli
doveva essere intorno ai settanta, ma settant’anni portati benissimo, da protagonista, combattente mai doma, fedele ai suoi principi che erano il timor di Dio, la sacralita’ della famiglia e una rigida moralecattolica d’una volta.Suono’ il telefono. Fu lei a rispondere perche’ le piace darsi un tono- Pronto Agenzia Investigativa Riccardo Finzi, chi parla? – chiese armoniosa per poi cambiare subito espressione nel passarmi la cornetta.- E’ il suo aiutante: il buzzurro.Si trattava di Ciammarica, soprannome di Giuseppe Marchini, maresciallo della benemerita in pensione che sovente mi da una mano nei vari casi dove sono stato coinvolto. Non c’e’ buona armonia tra li e la Pina per diversi dissapori che si trascinano ormai nel tempo.- Ciao Riccardo, che fa li la megera ?
– Niente, era qui di passaggio ed ha risposto lei. A proposito tu che hai vinto alla rifa del Borsotti?
– Due settimane a Riccione in un albergo a quattro stelle per due persone, tu invece vai a Forte dei Marmi eh? Posto da sciuri, sempre il solito fortunato.
– Mica tanto. Temo che dovro’ rimandare a data da destinarsi. Ti so dire domani. Avevi bisogno di qualcosa?- Volevo informati della macchina. Allora il mio amico concessionario ne ha una da rottamare che fa il caso nostro. E’ una lancia ypsilon dieci che verrebbe via per un boccone di pane.- Ma e’ da rottamare? chissa’ che catorcio sara’!- No, lui l’ha presa dentro con quella formula ma e’ in buono stato . Dice che il motore e’ perfetto anche se ha tredici anni .E’ la carrozzeria invece che lascia desiderare un po’.- Va bene, ti chiamo domai appena esco da Salimbeni cosi’ andiamo a vedere insieme questo gioiellino.Pina ebbe una espressione di disgusto, agito’ la mano per lasciare intendere quali sciagure mi attendevano e si diresse alla porta ma prima di uscire mi informo’ del menu.- Se non va a spasso stasera ci sarebbe: prosciutto crudo veramente di Parma con melone giallo preso dove l’hanno buono, poi costoletta alla milanese coi pomodorini sardi e un buon Lambrusco amabile datomi da quello che mi ha rifilato il prosciutto, tuttointero ma una bonta’ da leccarsi i baffi.- Accetto senza esitazione . Alle nove precise del giorno seguente ero seduto davanti alla scrivania del vice-questore Salimbeni in via Fatebenefratelli. Al mio fianco, su un’altra sedia , c’era un signore alto e allampanato dall’espressione pensosa. Era vestito di grigio metallo con una cravatta blu a sottili righe gialle. Fu il padrone di casa a fare le presentazioni.- Finzi ti presento l’avvocato Arcibaldo Fontana, avvocato questo e’ il mio amico Riccardo Finzi di cui le ho parlato.L’uomo annui’ dopo avermi dato una fugace occhiata. Io spalancai gli occhi. Non capivo il perche’ della sua presenza.- Hai seguito il caso Bosselli?
– No.
– Diamine i giornali e i media non parlano d’altro.- Ah si tratta forse di quell’imprenditore ucciso barbaramente? Non sapevo il suo nome.- Si tratta proprio di lui. L’avvocato Fontana e’ il difensore del presunto assassino, Massimo Russo, che e’ stato arrestato stanotte dalla polizia di Stato.Assentii con la testa. Continuavo a non capire cosa poteva interessarmi tutto quanto mi veniva detto ma
avevo la certezza che l’avrei saputo entro poco tempo.- Ho suggerito il tuo nome all’avvocato Fontana per indagare sul delitto. Ma vuoi dire tu Arcibaldo?L’avvocato assenti’ gravemente, congiunse le mani si schiari’ la voce mentre si girava verso di me.- La riforma del codice permette, diciamo che quasi esige , che la difesa faccia le sue indagini per scoprire, ove sia possibile, il vero autore del crimine presumendo che il proprio assistito sia innocente. Le offro di indagare sul delitto Bosselli alle condizioni di miglior favore come quelle solitamente applicate dal mio studio.
Si blocco’ di colpo fissandomi intensamente. Sbattei un paio di volte le palpebre e guardai Salimbeni.- E’ possibile rimandare tra una decina di giorni?- Arcibaldo? – domando’ di rimbalzo Salimbeni all’amico.- Impossibile. Un buon investigatore dovrebbe sapere che gli indizi si trovano piu’ facilmente quando la pista e’ fresca. Il delitto e’ stato commesso venerdi’’ oggi siamo a lunedi’, siamo gia’ fuori tempo massimo, e’ impossibile procrastinare oltre.- Perdoni avvocato . dissi mostrando la mia bella e perfetta dentatura – non ha i suoi investigatori di fiducia?L’avvocato Fontana ebbe un gesto di stizza con la mano, Salimbeni si rabbuio’ in volto.- Finzi lo vuoi o non lo vuoi questo caso? Se lo prendi mi fai un piacere personale perche’ so con che scrupolo e impegno lavori. Allora?- Sia fatta la tua volonta’ – risposi reclinando lievemente il capo.- Sia fatta la tua di volonta’ – ringhio’ Salimbeni- Sia fatta la mia di volonta’ – dissi con un sospiro.
– Quanto ne sa del caso? – domando’ l’avvocato Fontana a bruciapelo- Quello che ho detto prima, poco. Il come si chiama Bosselli e’ stato trovato con cinque pallottole in corpo, mani legate e adesivo per pacchi sulla bocca. Sarei portato ad escludere il suicidio.
Fontana ebbe la reazione del grande attore. I suoi occhi ebbero un guizzo. Passarono dalla sorpresa allo stupore e immediatamente dopo allo smarrimento in una frazione di secondo, finendo spalancati come dei fari rivolti a Salimbeni che ebbe un accenno di sorriso.
– Avevo decantato le tue qualita’ all’amico Fontana, mi ero dimenticato di informarlo del tuo sense of humor. – soggiunse poi rivolgendosi all’avvocato – vai tranquillo Arcibaldo, Finzi e’ proprio l’uomo che fa per te.


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