I Gialli di Riccardo Finzi

– IN VIAGGIO CON LA MORTE-

CAPITOLO 1

– Allora? Accetta? – mi chiese l’avvocato Bini stortando la bocca e socchiudendo l’occhio sinistro. Aggrottai le sopracciglia.
– Ma insomma, Finzi, cosa vuole di piu’? – sbotto’ – un mese ben pagato, ma che dico? pagato benissimo! venti milioni tondi, esentasse, inoltre si fa anche quasi il giro del mondo e nicchia ancora? – termino’ sbuffante.
Gli sorrisi a bocca chiusa. In effetti l’offerta non era affatto disprezzabile anche se c’erano ancora da puntualizzare alcune cosette sul lavoro da svolgere, che a prima vista sembrava essere di tutto riposo, di troppo riposo. Inoltre non mi piaceva farmi vedere troppo interessato quando non conoscevo bene chi mi voleva assumere, e per sovrappiu’ l’avvocato Bini era uno di quei tipi che si aspetta che gli altri scattino sull’attenti gridando un bel signorsi’.
– Non sto nicchiando – precisai sorridendo mostrando la fila superiore dei denti – sto valutando la proposta. Per fare quello che mi chiede dovro’ chiudere l’ufficio per un mese!
– Animo,Finzi, animo, non prendiamoci in giro. Se a luglio lei chiude l’ufficio che ci perde? Inoltre non e’ che sia strafogato dal lavoro. Ho preso informazioni su di lei e so che se la passa appena decentemente! Si’, si’ – prosegui’ incalzante – so che qualche annetto fa ebbe gli onori della cronaca ma non si vive di ricordi! Cos’e’ che la rende perplesso?
– La presunta eccessiva facilita’ del compito. Io dovrei controllare che tale Susanna Albini non se la faccia con nessuno durante il viaggio. E cosi’ vero? Venti milioni piu’ le spese sono una cifra eccessiva per fare controllare la fedelta’ delle fidanzate!
Bini stava per aprire la bocca ma lo bloccai con un cenno della mano.
– Non ho ancora finito. Lei non mi vuole dire il nome del suo cliente trincerandosi dietro il segreto d’ufficio. Questo mi lascia perplesso. Mi piace sapere per chi lavoro.
– Lavora per me. Non le basta? – rispose seccato.
– Si’ e no. Poi scusi non pensa che darei nell’occhio io singolo e lei singola in una miriade di accoppiati? In questo genere di viaggi due singoli tendono ad unirsi, e poiche’ non sono fatto di legno e considerando le foto della ragazza…
– Se lei scopa quella donna e’ un uomo morto! – sibilo’ tra i denti l’avvocato Bini stringendo le mascelle e unendo le cespugliose ciglia. Sorrisi, maliziosamente.
– Dica un po’ Bini, non e’ lei per caso il fidanzato geloso di cotanta fanciulla?
– Magari, ma e’ tabu’ per tutti! Il mio cliente non scherza! Ma alle corte! Accetta o no?
– Una ragazza del genere, fidanzata con un riccone presumo, fa un viaggio organizzato?
– Io non sono come lei, non faccio domande inutili! – rispose seccato -. Comunque – prosegui’ schiarendosi la voce – ho pensato come introdurla nella comitiva. Lei sara’ se stesso, Riccardo Finzi investigatore privato, pagato ufficialmente dall’organizzazione del tour per sovraintendere alla sicurezza dei clienti. Allora Finzi per l’ultima volta accetta?
– Si’, se porto con me una coppietta di vecchietti.
– E chi sarebbero?
– Pina Parenti, la mia tuttofare. Non ha mai girato il mondo, poi potrebbe anche venirmi utile. L’altro e’ il mio aiutante Giuseppe Marchini detto Ciammarica.
– E va bene, vada anche per loro! – rispose sboffando.
– Perfetto! , posso vedere il colore dei soldi adesso?
……………
– Ma cos’ha? ha bevuto? – fu la risposta della Pina quando l’informai del viaggio. – Oppure ha vinto al totocalcio?
– Niente di tutto questo, e’ un lavoro, le spieghero’ poi. Ora bisogna che si prepari al viaggio. Si va in Africa nello Zambia e poi nelle Mauritius, bisognera’ avere un guardaroba adeguato. Oh, il passaporto e’ in regola vero?
– Passaporto? Mica ce l’ho. Non basta la carta di identita’?
– No Pina, non basta. Va beh andro’ io dal commissario Salimbeni e vedro’ di farcelo avere alla svelta. Oh a proposito viene anche Ciammarica.
– Ciammarica? – domando’ sospettosa Pina – anche lui?
– Su, farete una bella coppia di vecchietti in un viaggio sentimentale della terza eta’!
– Ma Riccardo – proruppe Pina facendo letteralmente un balzo all’indietro e stralunando gli occhi – vuol dire che dovremmo dormire… nella stessa stanza?
– Temo di si’ – risposi aggrottando la fronte comprendendo il problema – ma Pina due singole farebbero ridere e susciterebbero dei sospetti. Siamo in missione.
Pina divento’ prima paonazza per passare poi ad un rosso rubino e si lascio’ cadere su una sedia della cucina. La sua mente elaborava vorticosamente idee sovrapposte dal piacere del viaggio e dell’avventura, all’imbarazzo di una situazione particolare.
– Pina – incalzai – bisogna che le spieghi tutto bene, prima pero’ mi darebbe un goccetto di rosolio di cedro?
Il sorriso si dipinse sul volto della mia vedova preferita che mi fece l’occhiolino e dandomi una affettuosa pacca sulla spalla si alzo’ spostando rumorosamente la sedia.
Il rosolio di cedro della Pina, fatto con le sue mani, era una delle cose piu’ cattive che avessi mai bevuto, ma lei era convinta di avere fatto chissa’ qual elisir di bonta’ e ne era estremamente orgogliosa. Il chiederglielo la rendeva felice e in certe situazioni, e questa era una di quelle, era utile lusingarla.
Me ne verso’ un bicchiere colmo, per fortuna di quelli piccoli.
– Ecco Riccardo, beva pure e se ne vuole un altro senza complimenti. Questo e’ tutta salute!
Incominciai a centellinarlo. Se lo avessi trangugiato d’un colpo come facevo da bambino con l’olio di ricino me l’avrebbe riempito nuovamente ed e’ sempre bene non tentare troppo la fortuna.
Intingendo a piu’ riprese la punta della lingua nel liquido micidiale spiegai tutto per filo e per segno, senza omettere nulla. Alla fine pareva fossi riuscito a convincerla.
– Ma che strano! Non ha idea di chi sia la fidanzata quella Susanna? – domando’ curiosa.
– No Pina. Vedro’ di sapere qualcosa ma con molta cautela. Non vorrei perdermi quei soldi. Esentasse poi!
– Giusto convenne la Pina – con tutte le tasse che ci sono! Ma la mia era semplice curiosita’. Beh – soggiunse alfine dopo aver scosso lievemente il capo per alcune volte – chiarendo alcune cosette col signor Marchini penso che si possa fare – disse seria. L’abbracciai.
Il giorno seguente volai a razzo a depositare i soldi in banca sul mio conto corrente che ultimamente era piuttosto stagnante quindi passai in questura per il passaporto della Pina. Salimbeni non c’era ma il suo aiutante Maccaluso, piu’ biondo ossigenato che mai, promise che si sarebbe interessato lui personalmente e non e’ che mi sentissi rincuorato, poi usando il tram e non l’auto – che non ho – per non inquinare l’aria gia’ inquinata, raggiunsi gli uffici della Secu-tour, in via Larga, la agenzia organizzatrice del viaggio Zambia-Mauritius.
L’ingresso era fatto per persone snelle, non piu’ di quindici metri quadrati e l’ufficio direzionale non era molto piu’ vasto. L’arredamento era decisamente parco. Ricordava il mio ufficio appena planai a Milano.
Dietro la scrivania che potrei pomposamente definire direzionale, sedeva una attempata signora dai capelli sale e pepe che nascondeva un viso rugoso dietro due spesse lenti contenute in una montatura di tartaruga. Sentendo il mio nome si limito’ a fare un cenno con la mano verso una sedia.
– Lei e’ gia’ al corrente del programma signor Finzi? L’avvocato Bini l’ha edotta in merito? – domando’ con voce asettica.
– Non sono stato edotto – risposi quasi sillabando.
Alzo’ lo sguardo e tento’ di gelarmi scontrandosi con il mio sorriso da orecchio a orecchio.
– Trovera’ tutto nella sua busta. Lei dovra’ lavorare in sintonia con la tour-leader che e’ la signora Myriam Duval. La signora Duval non sa nulla piu’ del fatto che le dara’ una mano affinche’ non succedano fatti spiacevoli ai nostri clienti. La trovera’ all’aeroporto il giorno della partenza.
– Molto bene, mi da’ la busta?
La tiro’ fuori da un cassetto e me la porse come se contenesse un miliardo di azioni al portatore.
– Non la perda – disse facendo un cenno di saluto con la mano -.
– Contiene anche i biglietti dei signori Parenti e Marchini? chiesi.
– Quando avra’ la bonta’ di aprire la busta trovera’ tutto quanto convenuto con l’avvocato Bini. Non la trattengo piu’ signor Finzi. Faccia buon viaggio.
Le ultime parole mi suonarono come “speriamo che l’aereo cada” ma ero troppo contento per fare il polemico. Ricambiai il saluto mostrandole la lingua. Scommetto che era ancora esterefatta quando le mostrai la schiena nell’uscire.
Mentre ero sul tram numero undici con destinazione casa di Ciammarica controllai che la vecchia rugosa non avesse mentito. Contrariamente alla sua faccia il contenuto non faceva una grinza. Ciammarica era solo in casa, venne lui ad aprire alla porta in short, che poi erano mutande a righe, canottiera unta e un fazzoletto legato al collo. Teneva mezzo toscano spento tra i denti.
– Carino – esclamai – peccato non avere una macchina fotografica.
– Fa un caldo boia Riccardo – rispose confuso il mio aiutante – se non ne approfitto per stare un po’ in liberta’ quando la carogna e’ via… La carogna in questione era la nuora, in ferie col figlio. Ospitavano il povero Ciammarica in uno sgabuzzino con una branda che la sera veniva aperta. Io avevo piu’ volte tentato di fare da cupido per riuscire a mettere insieme la Pina con tre locali e sola, con il poverino, ma i miei sforzi non avevano avuto successo. Poteva essere la volta buona. Quando informai il mio vecchietto preferito delle novita’ il suo volto si illumino’ di gioia.
– Ma davvero Riccardo? Che bello! E la Pina?
– La Pina e’ d’accordo ma naturalmente letti separati. Per il resto avrai istruzioni giorno per giorno. Oltre che spesato avrai anche un bel milione tondo tondo per te. Esentasse!
– Uno solo? E a te quanti ne danno? – domando’ col tono inquisitore che aveva adoperato nei lunghi anni di milizia nella benemerita.
– E che ti importa? Facciamo cosi’: un milione di sicuro. Poi se ti comporterai bene vedro’ di allungare qualcos’altro! D’accordo?
– D’accordo Riccardo. E quando si parte?
……………
Rientrando nel palazzo di Via dei Franchi 2/bis dove ospita il mio appartamento che e’ casa e ufficio, tentavo di evitare di incontrarmi col portinaio. Prima o poi avrei dovuto informarlo della mia assenza ma preferivo poi. Passai l’androne a passo felpato. Non era nella sua guardiola. Allungai il passo ma sentii una voce alle spalle.
– Un momento signor Riccardo!
Mi girai e feci un sorriso di circostanza.
– Ho saputo che stara’ assente per un mesetto! Bella cosa viaggiare. Se avessi vent’anni…
La prendeva larga, per sollecitarlo diedi un’occhiata distratta all’orologio.
– Lo sa che e’ successo alla mia povera Eloide? – domando’ dopo essersi guardato in giro con aria da cospiratore.
– Beh non so, si e’ separata noh?
– Si’, e sa che quel porco del marito non vuole passarle gli alimenti?
– Ah – risposi osservando il lampadario a gocce dell’androne.
– Ma ci siamo messi in mano ad un avvocato, quello che sta qui in Via Giovanni da Milano, il fratello del barista. La pelle gli toglieremo, la pelle!
– Molto interessante ma avrei parecchie cosette da sbrigare e se mio vuole scusare…
Mi blocco’ per il braccio e il temerario custode delle altrui proprieta’ riusci’ anche a fare scivolare dall’occhio una furtiva lacrima.
– Sa quanto le farebbe bene cambiare aria? Andare via per un po’, lontano da Milano. Non e’ che puo’ portarsela a dietro. Lei sa com’e’ buona e rispettosa!
– Ma come faccio? Mica vado in vacanza. e’ per lavoro. Poi in certi momenti una figlia sfortunata ha bisogno d’affetto e della costante presenza del padre, che la tutela!
Assenti’ col capo.
– Come si sente che ha studiato signor Riccardo. Come parla bene! Sara’ di ritorno per la fine di Agosto? Sa la mia Arista compie diciotto anni, diventa maggiorenne, daremo una festa e la bambina ci terrebbe molto che lei fosse presente.
– Non manchero’!
E su questa affermazione forse un po’ troppo compromettente puntai deciso verso l’ascensore. Non funzionava. Schiacciai due o tre volte il pulsante ma nulla. Non voleva collaborare. Cosi’ feci tutti gli scalini a due a due. In ufficio trovai un bel due rosso nel display della segreteria telefonica. Schiacciai il pulsante dell’ascolto.
La prima era di Salimbeni. Voce cordiale, tono ridanciano. Si vede che stava per andare in ferie anche lui.
– Ohe’ Finzi andiamo inAfrica eh? Io ci sono stato inZambia quando si chiamava Rhodesia del Sud. Niente male ma per un tipo “in” ci voleva il Kenia!
La seconda era di una voce femminile.
“Ciao bidone! Chiamami appena arrivi”.
Composi il numero dell’ufficio di Paola. Rispose lei.
– Perche’ bidone? – chiedi a bruciapelo senza qualificarmi.
– Non si era detto che andavamo in vacanza insieme? – domando’ acida.
– E che cosa e’ successo che ti fa pensare il contrario?
– Ma se ho chiamato il tuo sergente di ferro e m’ha detto che andate via tutti inAfrica. Quella mi odia. Non mi ha mai potuto soffrire.
– Non si era detto in agosto? A Luglio faccio un viaggetto coi miei vecchietti del cuore.
– Lo sai benissimo che le vacanze le ho dal venti di luglio sino a ferragosto. Se credi che io resti qui a morire di afa per aspettare te, ti sbagli di grosso – disse tutto d’un fiato interrompendo la comunicazione.
Sospirai. Paola non era la mia donna ideale, non era neanche la mia donna. Saltuariamente ci si vedeva, si stava un po’ insieme. Di carattere instabile e insicura era sempre alla ricerca di nuove emozioni. Presa a piccole dosi era anche piacevole. Quando aveva i nervi pero’ era da evitare in assoluto. Se una vipera l’avesse morsa finiva stecchita. La vipera.
……………
La strategia era semplice. Pina e Ciammarica dovevano arrivare alla Malpensa per conto loro. Io sarei arrivato dopo.
Mentre mi facevo scarrozzare dal taxi osservavo le due fotografie di Susanna Albini, che mi aveva dAto l’avvocato Bini per riconoscerla. Sui venticinque anni, figura slanciata, capelli lunghi sino alle spalle, viso pulito, occhi incisivi. In un viaggio del genere rappresentava un barattolo di miele che avrebbe attirato tanti mosconi.
Arrivato all’aeroporto della Malpensa mi diressi verso l’angolo di raccolta dei gruppi. In totale dovevamo essere undici, otto coppie piu’ Pina, Ciammarica e la mia osservata speciale.
Nel gruppetto contai sino a dieci. Fedeli alla consegna Pina e Ciammarica non mi degnarono d’uno sguardo continuando a chiacchierare amabilmente tra di loro. Mancava quindi Susanna e anche la tour-leader. Incominciai a presentarmi qualificandomi come addetto all’ordine. A nessuno venne in mente di chiedere ragguagli, ma la parola “ordine” era piaciuta a tutti. Pina mi tese la mano all’altezza della bocca. Ciammarica sventolo’ la mano con un “salve” per poi distogliermi subito lo sguardo.
D’un tratto sentii delle unghie conficcarsi nella spalla trapassando la T-shirt che indossavo. Mi girai di scatto trovandomi davanti un barilotto piu’ largo che alto con dei jeans attillatissimi e una faccia rotonda oscenamente dipinta di rosso violento sulle labbra. I capelli erano tenuti da un fermaglio rosa.
– Riccardo Finzi vero? Sono Myriam Duval, la tour-leader. Ci sono tutti? – gracchio’.
– No, manca la singola, come si chiama? – risposi consultando l’elenco che avevo in mano come se non ricordassi piu’ il nome della mia osservata – ah Susanna Albini!
– Ah questi pellegrini – sbotto’ Myriam – incominciamo bene! Gia’ in ritardo alla prima partenza. Con tutti i cambi che dobbiamo fare…
La vidi di spalle ma capii subito che era lei. Jeans, maglietta-bolero nero, un filo sottilissimo di catena d’oro al collo, capelli sciolti alle spalle. Figura snella, una valigia di Vuitton e una borsa a mano di leopardo.
– e’ lei Susanna Albini? – l’apostrofo’ la rotonda tour-leader dopo averla squadrata da capo a piedi con malcelata invidia.
– Si’, e scusate se sono in ritardo ma ho incontrato un corteo – rispose l’interrogata con voce melodiosa. La Myriam fece le presentazioni e quando tesi la mano per stringere la sua ricevetti una stretta robusta e uno sguardo rapido che mi fece sentire nudo.
La rotonda tour-leader battendo le mani da brava maestrina prese in consegna il suo gregge e da capintesta si diresse verso il controllo passaporti. Io chiudevo la fila.
L’orario di partenza era fissato per le quattordici e trenta, invece salimmo a bordo quando mancavano pochi minuti alle diciassette.
In tutto quel tempo i pellegrini, come li chiamava la tour-leader, si erano tranquillamente industriati ad ammazzare il tempo senza protestare. Pina si era messa a lavorare a maglia e Ciammarica a fare una scopa d’assi col signor Bassi, uno dei nostri assistiti, che tentava di barare in maniera maldestra mentre Ciammarica lo faceva con molta piu’ abilita’.
Io mi ero adagiato su una poltroncina anatomica di plastica e prendevo delle note su ognuno dei componenti del gruppo piu’ che altro per avere un quadro esatto su di loro, ma naturalmente i miei occhi correvano spesso e volentieri su Susanna che se ne stava un po’ distante dagli altri, immersa nella lettura di un corposo libro senza mai alzare lo sguardo.
Myriam si dava un gran da fare andando avanti e indietro per chiedere notizie sulla partenza che era sempre imminente e che non avveniva mai. Poi venne a saltellarmi intorno sbirciando quello che scrivevo. Aveva una gran voglia di farmi una certa domanda, lo si capiva benissimo. Continuava a tormentarsi le mani grattandosele a turno, poi finalmente si sedette accanto a me.
– Senti posso darti del tu vero?
– Concesso!
– e’ da dieci anni che faccio questo mestiere ed e’ la prima volta che vengo affiancata ad un responsabile dell’ordine. Nessuna altra agenzia viaggi l’ha mai fatto. Ecco, mi chiedevo come mai?
– Non saprei dirti! Anche per me e’ la prima volta che succede. e’ una esperienza interessante. Devo controllare che ai nostri “pellegrini” come li chiami tu non succeda niente, e che tu non sgraffigni i loro effetti personali.
Myriam divento’ rossa, strabuzzo’ gli occhi e storto’ la bocca. Temetti le venisse un colpo.
– Ma… ma dici sul serio? – domando’ a voce roca!
– Sul serio cosa?
– La vecchia ti ha detto di tenere d’occhio me? – disse a voce ancor piu’ roca.
– Ma va’, scherzavo! – la rincuorai.
Myriam si schiari’ piu’ volte la voce e mi guardo’ poco convinta.
– Sai, e’ la prima volta che lavoro per la Secur-tour e non vorrei pentirmene.
– Anch’io.


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